Questo ha una soluzione e sarebbe semplice da trovare, ma non ho mai avuto abbastanza stimoli per risolverlo. Forse qualcuno dei miei 8 lettori…
Se ho in tasca una montagnola di monete di spiccioli di euro di cui voglio sbarazzarmi e devo prendere il caffè alla macchinetta (che non accetta monete da 1 e 2 centesimi), di quale tipo moneta mi conviene liberarmi per primo per diminuire maggiormente il peso che mi grava?
In altre parole, qual è il taglio di moneta attualmente in corso il cui rapporto valore/peso sia più basso? Ad occhio, la peggiore sono i 20 centesimi, seguita dai 50 e poi dai 10.
Da bambino, inconsciamente ma non troppo, utilizzavo frequentemente questo principio. Il mio mondo aveva delle separazioni molto nette tra enti contrapposti, la cui contaminazione era rara e difficile. Non perché lo fosse di per sé, ma perché la mia prospettiva del mondo prevedeva queste separazioni quasi manichee. Vediamo qualche esempio, due minori e uno maggiore.
Bombelli e Petronio
Nei dintorni in cui bazzicavo ad Alassio da piccolo, c’erano due bar a disposizione per fare merenda. Bombelli (ora noto come "Bar Rosa" in viale Marconi) era un signore panzone e pelato; lo ricordo in qualche modo come un sosia di Massimo Boldi. Petronio, il cui "American Bar" era situato una trentina di metri più in là nella stessa via, era allampanato e vestiva di marrone. Giunte le quattro, ora di merenda, io e mia sorella dovevamo decidere in quale bar andare, e sostanzialmente la scelta era quasi casuale. Le cose però cambiavano nella stagione estiva, quando la Merenda con la M maiuscola non poteva essere altro che il gelato. Già, perché Bombelli offriva gelati freschi, Petronio gelati industriali. Allora si accendevano le discussioni:
– Da Bombelli sono più buoni!
– Da Petronio costano di meno!
…e basta, perché gli unici argomenti possibili erano questi. In effetti non erano discussioni molto interessanti.
Dolci e Casarico
Se nel caso precedente le simmetrie erano più forti delle corrispondenze, per Dolci e Casarico avviene il contrario. Si trattava di due coppie di sorelle nubili, entrambe le quali mandavano avanti il proprio negozio di giocattoli ad Alassio, a poca distanza le une dalle altre. Raramente avevo bisogno di loro, purtroppo , ma questa straordinaria corrispondenza mi ha sempre colpito. Immaginavo queste signore che, prive della gioia di figli loro, decidevano di cogliere le briciole della presenza di bambini offrendo loro festosi balocchi. Un gran par de palle, in realtà probabilmente avevano solo fiutato l’affare! Nessuno dei due negozi esiste più. Uno è diventato un noioso negozio di tende, l’altro una pallosissima succursale del superparrucchiere delle dive Gianni di Muro.
Alassio e Sassello
Come i miei lettori più attenti sapranno già, le mie estati da bambino hanno visto come scenario Sassello, paese nell’entroterra ligure. Il dualismo, quindi, non era solo tra due luoghi, ma anche tra estate e inverno, tra scuola e vacanza. Le contaminazioni tra questi due mondi mi disturbavano molto. Un esempio semplice era costituito dai compiti delle vacanze (orribile e inutile crudeltà nei confronti dei piccini!): svolgerli ad Alassio, per quanto ci rimanevo, non mi ha mai disturbato, mentre in campagna mi era difficilissimo. Ma anche la presenza dei miei genitori, quando venivano a trovarmi (Sassello era dimora estiva dei miei nonni paterni) mi pareva "sbagliata", per non parlare di quando uno dei miei carissimi amici di Sassello, Daniele Zunino, è venuto a trovarmi ad Alassio per fare qualche bagno. E’ stato quasi traumatico. E’ interessante notare che ho smesso di frequentare i lidi campagnoli esattamente quando ho finito di andare a scuola, quindi non appena la separazione tra estate/vacanza e inverno/scuola si è fatta molto più sfumata.
Il tempo passa, le persone crescono, iniziano a rendersi conto delle cose, rifletterci sopra e superare le idiosincrasie più insensate. Ma ancora adesso mi è difficilissimo fare amicizie tra i colleghi: l’ambiente di lavoro e quello ricreativo devono essere separati. Sono un dualismo insormontabile.
Alassio, 1983
Il novenne Luca tenta una carriera da umorista. Sentendo in tv lo slogan "Galbani vuol dire fiducia" ne escogita una variazione esilarante. Ed ecco che amici e familiari perplessi sono bombardati dalla gag "Fiducia vuol dire Galbani".
Non pago, tenta la satira politica. "Duello tra Spadolini e Pertini. Chi vince? Vince Spadolini, perché Spadolini è una spada, Pertini una pera". Fiaccato dai sorrisi fatti per educazione, da allora tiene il broncio e odia le barzellette.
Il mio rapporto coi sogni è piuttosto strano. Premesso che non ne so molto dal punto di vista scientifico o psicoanalitico, mi sono dilettato nel cercare di riconoscere alcune caratteristiche, le quali non so se abbiano fondamento scientifico o se siano solo ipotesi campate per aria. Vabbé, non è il mio mestiere scrivere cose serie da queste parti.
Innanzitutto, non ricordo quasi mai cosa sogno. A volte mi rimane qualche tiepida impressione al risveglio, ma essa svanisce presto: suppongo si tratti di una conseguenza del fatto che ho la fortuna (o sfortuna?) di essere immediatamente attivo appena sveglio. Dopo un minutino scarso dal risveglio sono in grado di fare qualunque cosa, mentre invece vedo che la quasi totalità delle persone necessita di parecchio tempo per carburare. Conseguenza di questo è una cesura molto netta tra il sonno e la veglia, e quindi poco tempo per fissare nella mente i ricordi onirici.
Tuttavia, le volte in cui riesco a ricordarmi un sogno quasi sempre è un particolare molto forte e spesso deriva da un sogno lucido.
Un piccolo ripasso sui sogni lucidi per chi ne è a digiuno. Un sogno lucido avviene quando il sognatore è conscio del fatto che sta sognando; con questa consapevolezza, non è difficile addirittura manipolare i sogni secondo la propria volontà. Non starò ad approfondire questi concetti e le implicazioni filosofiche che hanno, dato che Alexandro Jodorowski ne parla a lungo in Psicomagia, che è un libro particolarmente interessante e di piacevole lettura (curioso però che gli sia sfuggita l’analogia con la meccanica quantistica per quanto riguarda il rapporto tra osservatore e fenomeno osservato). Leggetelo, non ve ne pentirete.
La cosa che mi inquieta è però che la maggior parte dei sogni lucidi che faccio mi sfuggono di controllo, e di solito prendono deviazioni su argomenti per me molto sgradevoli. Sostanzialmente il fatto è che, entrato nella zona di lucidità, mi dico "speriamo che non accada questo" e, ovviamente, appunto per il fatto che la mia mente è attirata da quell’avvenimento, esso succede.
Un esempio che mi porto dietro dall’età prescolare vede mia mamma e mia sorella che danno da mangiare ai pesci nel lago del Mulino. Questo posto non è altro che un piccolo slargo del torrente Rio Sbruggia del solito Sassello, i cui dieci metri quadri scarsi sono stati elevati per qualche ragione al rango di lago. Bene, da quel lago all’improvviso si leva un Tirannosauro, ovviamente subito dopo che mi sono ricordato di avere paura di quei bestioni estinti.
Più di recente qualcosa di peggiore. Andavo allegramente sulle rotaie con un tipico carrellino da miniera quand’ecco che il super-Luca pensa "ehi, speriamo di non finire orribilmente stritolati in qualche meccanismo!" ed ecco che tac! mi ritrovo maciullato in mezzo a degli ingranaggi. Notevole il fatto che, in questo caso, esiste anche un passaggio logico: i carrellini da miniera sono presenti nel film "Indiana Jones e il tempio maledetto" dove c’è anche una scena in cui un cattivo fa una fine del genere. A qualche livello più sepolto della mia mente devo essermi ricordato di questo legame.
Infine è di pochi giorni fa un sogno lucido ancora più assurdo: stavo con un amico della cui eterosessualità ho alcuni dubbi. Mi son detto "ehi, speriamo che non ci provi con me" e ta-dah! mi sono ritrovato a spompinarlo (il timore della passività trasformato in essere attivi mi lascia un perplesso, ma non voglio indagare oltre).
Tra i sogni non esplicitamente lucidi, ho un solo esempio di un ricordo abbastanza chiaro. Risale a quando andavo alle elementari, e riguardava me che ero un esploratore e andavo alla ricerca di una civiltà perduta. Certo, nulla di tremendamente originale, ma pur non ricordandone i particolari mi è rimasto impresso il fatto che ci fosse una sorta di sceneggiatura e che l’avventura non riguardasse tanto l’esplorazione vera e propria, quanto i preparativi ad essa, come un film che, dovendo risparmiare sugli effetti speciali, indugiasse a lungo per fare il botto alla fine. Il problema è che il finale non l’ho visto: giunti al sospirato momento in cui finalmente arrivavo in cima alla montagna che cintava la valle misteriosa e stavo per gettare uno sguardo alla tanto attesa meta, ecco che la mamma mi sveglia per la colazione. Uffa.
Si noti infine quanti termini cinematografici ho inavvertitamente usato: "sceneggiatura", "film", "scena", "effetti speciali". Trovo infatti che, per le rade impressioni che ho, i sogni utilizzino un linguaggio sostanzialmente cinematografico nell’uso di campi, scene, dialoghi. Una cosa che da tempo mi chiedo è se prima dell’invenzione del cinema i nostri sogni fossero differenti oppure se il modo in cui intendiamo comunemente il cinema abbia qualche relazione col mondo onirico.

Il nuovo fumetto di Takahashi!
No, non di Rumiko, quella di Lamù. No, nemmeno Tsutomu, quello di
Jiraishin. E manco Shin, l’autore di "Lei, l’arma finale". Belìn, ‘sti
musi gialli oltre ad essere tutti uguali si chiamano anche tutti allo
stesso modo. Dev’essere parte del loro piano di conquista del mondo.
Riniziamo.
Il nuovo fumetto di Yoichi Takahashi! Come chi è?
L’autore di Captain Tsubasa! Sì, "Holly e Benji", devo dirvi proprio
tutto. Ehi, dove andate? Fermi con quel bookmark su un sito porno!
Continuate a leggere.
Captain Tsubasa
è una mia piccola perversione, l’ho sempre trovato un fumetto
assolutamente delizioso. Apparentemente questo contrasta col fatto che
trovo il calcio uno sport sostanzialmente noioso, ma in realtà è
proprio per questo che sono in grado di godermi l’assoluta
improbabilità delle partite senza sentirmi in dovere di confrontarle
col "mondo reale" e di lasciarmi quindi andare alla sospensione
dell’incredulità. Non si tratta perciò di gusto del trash, ma di puro
entertainment nel leggere qualcosa che non ci prova nemmeno ad essere
realistico e manco coerente. Per inciso, la versione animata mi piace
di meno, è troppo stiracchiata e priva di mordente.
Caratteristica di Tsubasa è però il gioco al rialzo.
Per andare avanti per le diecimila pagine e più della serie si è reso
necessario porre di fronte al buon Holly avversari sempre più forti con
colpi sempre più spettacolari ed improbabili. Takahashi c’è riuscito,
ma dev’essere stato estenuante. Probabilmente nella ricerca di qualcosa
di più rilassante, ha voluto tentare un ritorno alle origini, un
tentativo di riscoprire le radici del successo del proprio manga
riscoprendone in qualche modo l’innocenza iniziale. Il paragone
immediato è con Akira Toriyama, il quale all’inizio dell’ultima saga di
Dragonball, dopo una serie di
nemici e di onde energetiche sempre più forti, sente la necessità di
tirare il fiato e di inserire elementi umoristici. Ahimé, la parentesi
è durata poco.
Tornando a Takahashi, il suo tentativo è stato fatto con una nuova serie, Striker Jin.
Jin
è un giovane abitante delle isole nel sud del Giappone che gioca a
calcio. Ha un innato talento, ma preferisce giocare per danaro
piuttosto che per passione, e per questo risulta piuttosto antipatico a
tutti. Un incidente che cancella la sua famiglia gli farà cambiare
atteggiamento, e il suo obiettivo sarà di costruire una squadra
vincendo le diffidenze e le inimicizie. Il paragone ricorrente è di un
"lupo capo-branco", che sconfigge gli avversari e li sottomette alla
propria forza e al proprio carisma. Il calcio presentato qua, come al
solito, non è plausibile, ma tornando a riguardare ragazzini di
provincia perde la componente superomistica dell’ultimo Tsubasa e
risulta più misurato, quasi più vicino al lettore.
Eppure pare che il bel gioco sia durato poco. Il fumetto dura solo due volumi, e ha un finale tronco:
una partita ben preparata in termini di aspettativa viene sfumata
subito dopo il cameo di tutta gang di Tsubasa. Assistiamo quindi al
finale qualche mese dopo: pare uno stratagemma simile a quelli di
Mitsuru Adachi nei finali delle sue opere, ma qui, più semplicemente,
rimane l’impressione che più semplicemente l’esperimento non abbia
avuto alcun successo e le spietate leggi dell’editoria giapponese
abbiano imposto la chiusura della serie. Il che, ovviamente, mi
dispiace, data la penuria spaventosa di manga da intrattenimento
decenti che il mercato italiano offre di recente.
Non starò a tediarvi coi numerini che tiro fuori, dato che trovo molto più divertente analizzare i referer: quando una persona giunge su un sito, può arrivarci o tramite accesso diretto (scrivendo l’indirizzo nel browser o usando un bookmark) oppure seguendo un link da un altro sito. Il posto da cui si proviene è un’informazione disponibile e si chiama appunto referer.
Per quanto riguarda il sito "Pinguini nel Salotto", sono ben pochi i siti che lo linkano. Ci sono quei disgraziati de Il covo degli sbronzi, c’è una ragazza che non conosco e che saluto, c’è il mio amico Carlo L. che mi ha segnalato nel suo blog. Sì, sono piuttosto isolato dalla blogosfera. Ogni tanto arriva gente da queste fonti, ma la parte veramente interessante sono i motori di ricerca. Anch’essi non sono altro che siti che indicizzano altri siti e osservando il link che si clicca si può capire qual è stata la chiave di ricerca utilizzata. Il mio sito, in particolare, ha una componente di testo dominante, e quindi, pur avendo poche visite, è raggiunto da molte ricerche. E direi che ho avuto qualche sorpresa, che, pure nel mio piccolo, dà conferma di alcune tendenze sull’uso di internet.
Un sito sfigato come il mio è tra i primissimi per google e msn search sulla ricerca pinguini, tanto che me ne arrivano sempre almeno un paio al giorno. Ovviamente questi due motori non sanno capire che, nonostante il titolo, io non parlo di pinguini in senso comune, però pare che in rete ci sia poco amore per i simpatici goffi uccelli antartici. Cattivi!
Si sa che su internet il sesso vende, e pure io ho avuto la mia dose di porcelloni che chissà cosa si aspettavano. Parecchio inquietante è la dose di gerontofilia che mi sono beccato: c’è il signore che cerca "zia figa", quell’altro che digita su google "cerco signore attempate" e quello che addirittura va a cercarsi "scopare mia nonna". E che cazzo, un po’ di decenza, gente! Per fortuna c’è gente sana alla ricerca di "tette calde", "casalinghe esibizionismo", "manga tette" o "mi piace scopare" (come dargli torto?). Non sono sicuro che chi cercava "calcio nelle balle lotta tette" andasse a cercare siti sporcellosi, ma è comunque finito nel posto sbagliato. Nè calci nelle balle né lotte né tette da queste parti, sorry.
(NB: purtroppo dopo aver scritto tutte quelle frasi in un solo periodo temo che le visite a questo scopo si moltiplicheranno!)
Ci sono poi quelli che sono assolutamente incapaci ad usare i motori di ricerca. Una persona è arrivata da queste parti cercando "frasi per compleanno", ma proseguendo fino alla nona pagina di google. Amico, se non hai trovato quello che cerchi nella prima pagina, al massimo nella seconda, vuol dire che hai sbagliato chiave di ricerca, non che quello che vorresti trovare sta sepolto nelle pagine successive! Stessa storia per quello che cerca "metafore genitori" ed è arrivato fino all’ottava pagina, o il mattacchione che alla ricerca di "barze" si è scorso sei pagine prima di giungere in un posto che denigra le sue amate storielle.
E ancora, ogni tanto sbucano gli studentelli sfaticati furbacchioni che cercano roba già fatta per i loro compiti. Non spiego altrimenti le ricerche su "commenti Malavoglia", "rapporto col lettore Manzoni" o lo spudoratissimo "saggio breve la fame nel mondo". Certo che i professori potrebbero sforzarsi di trovare qualcosa di più interessante…
Pare incredibile, ma alcuni sono arrivati nel posto giusto. C’è quello che cerca "Malmsteen il demonio" ma avrà scoperto che è un mistero anche per me, c’è quello che cerca "luca xxmiglia" e mi ha trovato, c’è il signore che cercava "recensioni blankets" e pure lui ha trovato una delle pochissime recensioni di questo bel fumetto. Molto inquietante è colui il quale ha cercato "ancona livorno empoli roma ancona modena otranto", ovvero lo spelling di "Aleramo". Io avevo le mie ragioni per farlo, ma non riesco ad immaginare perché qualcun altro dovrebbe scrivere questa esatta sequenza. Evidentemente ha fatto copia e incolla da quell’articolo a google e poi è tornato indietro, ma me ne sfugge la motivazione.
E infine c’è il contadino tecnofilo che usa google per "cerco stalla a Sassello". Sniff, chiedi a Baciccia al Piano, puoi sempre comprare la mia vecchia adorata casa!
