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Per i ritardatari
Mi do da fare
Sono alla moda e tuitto
Misteri della vita XIII

Ma che fine ha fatto Fabrizio Frizzi?
Non che m’interessi tanto, per carità, non credo di aver mai visto un suo programma dai tempi di "Tandem", ma mi stupisce che un presentatore che dominava la scena dieci anni fa sia stato dimenticato (o ostracizzato) così radicalmente.

Variazioni animate

(Ispirato al buon vecchio gioco di Sfiga all’OK Corral)

Rocky Poe
Avventure di un pugile terrorizzato dalla sepoltura prematura col suo inseparabile corvo mattacchione.



Onan ragazzo del futuro

Dopo la terza guerra mondiale, c’è penuria di donne e ci si arrangia come si può.


Lupin Terso

Il celeberrimo ladro gentiluomo diventa ossessionato dalla pulizia personale.


Bia, la sfiga della magia

Una giovane maghetta non si rassegna a tutte le disgrazie che la sua condizione le reca.


L’alpe maia

Vicende di insetti precolombiani ambientate nelle montagne svizzere.


Capita, Harlock

Allo sfortunato Harlock succedono un mucchio di scocciature: perde un
occhio, viene sfregiato, gli viene rifilata in adozione una bambina
rompiballe. Il suo amico Toshiro in ogni puntata lo consola con la
frase che dà il titolo alla serie.


Astrotanga

Il robot più sexy del creato combatte contro invasori spaziali bigotti.


Cava dolce Kyoko

Una giovane vedova per dimenticare il dolore della prematura scomparsa del marito intraprende la carriera di dentista.


Santaman

Uno scheletro vestito da Babbo Natale difende la giustizia.


Jeeg robot d’Aiaccio

Contro la minaccia della regina Himika l’umanità ha una sola speranza, e viene dalla Corsica.


Nudo Boy

Giovane esperto di arti marziali combatte i cattivi dopo essersi spogliato.


Juny leperina inventatutto

Una lebbrosa giovane e graziosa aiuta i suoi amici malati con simpatiche invenzioni che combineranno tanti guai.


Piss me Licia

La bella Licia accontenta il biondo ed atletico Mirko nella sua perversione preferita.


La banca dei ranocchi

Denetan e Ranatan, rane dello stagno, ostacolati nei loro progetti
matrimoniali decidono di mettersi in affari e prestano denaro ad usura
agli amici anfibi.


Lulù l’angelo tra i siori

Alla ricerca della felicità Lulù andrà a servizio come cameriera di molte famiglie venete.


Quella magnifica cozzina

Mimì, giocatrice di pallavolo, si distingue per la sua bruttezza ma
grazie all’allenamento con le catene vincerà partita su partita.

Atlas Uro Robot
Contro i mostri lanciati da Vega si leva come scudo dell’umanità un gigantesco toro meccanico.


Lekkaman

Guerriero in armatura è infallibile nello sconfiggere le nemiche tramite fini tecniche di cunnilingus.


Lamù la ramazza dello spazio

Il povero Ataru incontra una scopa di saggina aliena che sconvolgerà la vita sua e dei suoi familiari.

Ovvietà della vita da casalinghi

(ovvero, una serie di banalità che ho imparato tardi. Pinguini nel salotto, insomma)

– Le caffettiere Bialetti valgono quello che costano
– Si può fare a meno di stirare i jeans
– I cavoli bianchi durano un’eternità se conservati nella carta
– Le raccomandate portano sempre delle scocciature
– È bene dare un mazzo di chiavi di riserva a qualcuno di fidato
– Il Mercato Orientale di Genova è un posto bellissimo
– Le piante muoiono prima che tu te ne accorga
– Per avere i fornelli luccicanti, tocca risciacquare ed asciugare
– Ma da dove cazzo viene tutta quella polvere?

Buon appetito, ma con educazione!

– L’unica cosa che si può mangiare con le mani è la focaccia.
Era uno degli insegnamenti che zia Adelina ripeteva più spesso. Al che io, timoroso, quando si trattava di mangiare la pizza che è molto più buona se gustata sporcandosi le dita, attendevo che il suo volto severo si voltasse altrove prima di afferrarla e sbafarla così.
Ma non si trattava solo di lei: per buona parte dei grandi della mia famiglia pareva che fosse una cosa assolutamente indispensabile che stessi coi gomiti stretti, che non mangiassi con la bocca aperta, che sapessi apparecchiare una tavola mettendo le stoviglie al posto giusto, che stessi composto e tutte quelle piccole altre scocciature che tutti i bambini detestano.

Tuttavia, era (ed è) nel mio carattere chiedermi sempre il perché delle cose. In una prima fase, intuendo che in "società" fosse corretto rispettare alcune regole, mi chiedevo però la necessità di essere così rigidi nell’intimità della propria famiglia. Escogitai una risposta che proposi a mia nonna Luisa. Io adoravo mia nonna, ma lei era una che ci teneva veramente tanto alle buone maniere. Quando apparecchiavo una tavola a cui si sarebbe seduta lei, ero terrorizzato dallo sbagliare la collocazione delle posate sulla tavola. Non riuscivo mai a ricordarmi se il coltello andava a sinistra o a destra, e la conseguente posizione della forchetta. Avevo quindi ideato un trucco: mettevo tutti i coltelli dallo stesso casuale lato dei piatti, con l’eccezion del posto di mia nonna che era apparecchiato in verso opposto. In tal modo, quando lei si sedeva, se il suo coltello era dal lato giusto non faceva caso agli altri, se invece era sbagliato invocavo il fatto che tutti gli altri erano corretti, e si era trattato quindi di una banale svista. Bella cazzata, direte voi. Bella cazzata, dico anch’io. Tanto bella che in effetti ho il dubbio di avere solo pensato una roba del genere e di non averla mai messa in pratica.

Ma torniamo a noi: la risposta ai miei dubbi che avevo trovato era che il buon comportamento quando si stava a casa fosse una sorta di allenamento per quando si era in pubblico.
Proprio così, bravo, fu il commento di mia nonna.
Il mio vulcanico cervellino allora iniziò a escogitare compromessi in cui si dimostrava, una volta per tutte o al massimo periodicamente, di essere in grado di sostenere una cena in società, in cambio della libertà di mangiare in pace coi gomiti larghi senza la minaccia di dover pranzare coi libri sotto l’ascella (minaccia costante di Zia Adelina). Nel frattempo però, rendendomi conto che tutto sommato non potevo farci niente, iniziai a chiedermi il perché di tutte quelle regole. E ancora oggi, ogni volta che sento parlare di galateo a tavola, cerco una ragione pratica (tralasciando l’etichetta in altri campi, ché almeno quella mi è stata risparmiata). A volte la trovo e mi pare sensata. A volte la trovo ma la giudico desueta, retaggio di un tempo passato. A volte, invece, proprio non riesco a trovarla, e allora mi rendo conto che si tratta di tradizioni che si perdono solo nel passato e che, in quanto tali, è giusto contribuire a smembrare.

Al primo tipo appartengono alcune regole come la posizione della forchetta e del coltello: la maggior parte delle persone è destrorsa, quindi userà il coltello, posata che richiede forza, con la destra. È quindi comodo metterlo nella posizione più consona all’uso (ma in presenza di un commensale notoriamente mancino, non si dovrebbe invertire?). Similmente, non è bello osservare il bolo altrui, quindi masticare a bocca chiusa può avere un senso.

Più rare sono le regole del secondo tipo. Mangiare coi gomiti chiusi ha senso quando si è molto vicini a qualcun altro, ma se questo accade si è inevitabilmente in un contesto informale, quindi c’è una contraddizione insanabile. Il bicchiere piccolo per il vino è stato superato da quando si è scoperto che esistono forme e dimensioni che esaltano maggiormente l’aroma dei vini, ma quasi ovunque si continua ad usarli. Il divieto di fare "scarpetta" col pezzetto di pane (uno dei grandi piaceri della vita!) e il consiglio di lasciare sempre qualcosa nel piatto deriva da un tempo in cui bisognava dimostrare di essere ricchi e quindi di non aver necessità di curarsi tanto dell’aspetto economico della nutrizione. Persino zia Adelina, nel suo fervore nel risolvere la fame nel mondo, aveva superato questa regola, ma essa rimane ed è comunemente osservata, anche se ormai per fortuna procurarsi il cibo non è un problema primario per quasi tutti i membri della nostra società.

E poi ci sono le regole incomprensibili. Un esempio è costituito dal tovagliolo appoggiato sulle gambe quando è molto più facile sbrodolarsi sul petto che far cadere pezzi di cibo sul grembo. Molto meglio legarselo al collo come Poldo Sbaffini!
Anche l’inibizione ad usare le mani mi è ardua da capire: so che la regola di zia Adelina era un po’ stretta (credo che alcune vivande, come le quaglie, i crostacei e forse il pollo, si possano mangiare con le mani), ma la frutta deve essere rigorosamente sbucciata con coltello e forchetta. Perché? È così complicato e scomodo sbucciare una pera con coltello e forchetta! Cos’hanno di male le mani?

Pian piano l’uso sta modificando queste regole, ma certe tradizioni sono veramente dure a morire. Sarà mio scopo della vita poter mettere il coltello a sinistra, legarmi il tovagliolo al collo e sputacchiare addosso ai commensali. Le rivoluzioni non sono mai piacevoli.

Misteri della vita XII

Se gli Snorky vivono e respirano sott’acqua, cosa se ne fanno dello
snorkel sulla testa che li caratterizza e da cui prendono il nome?

(courtesy of Gianluca K.)

Il mondo reso facile

Secondo quanto si diceva ad Alassio nei primi anni ’80, se hai l’orecchino a destra sei drogato, se ce l’hai a sinistra sei frocio.
E pensare che ci sono genitori che si dannano per capire se il proprio figlio è gay o tossicodipendente, quando c’è una soluzione così ovvia a portata di mano. Vox populi.

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