Io sono una persona sostanzialmente prudente, e lo ero anche da giovane, quindi diciamo che mi è capitato assai raramente di vedere la Bieca Mietitrice da vicino. Ma una volta ho sentito chiaramente il suo fetido respiro aleggiare su di me.
Non si è trattato di quella volta che, neopatentato, ho avuto un brutto incidente con la Y10 di mammà, né di quando, al ritorno da una discoteca col mio fido Sì chiamato Ataru, sono stato abbagliato da un’automobile noncurante e sono finito contro un bidone della spazzatura; neppure sto parlando di quando, pochi mesi fa, un simpaticone ha accostato in doppia fila e ha spalancato la portiera senza guardare mentre stavo sopraggiungendo in motoretta, e l’ho schivato per un pelo.
Sto parlando di una sera un paio di anni fa che, tornato stanco dal lavoro, mi sono tolto sovrappensiero la camicia, omettendo di slacciare i polsini. Mi sono ritrovato con la camicia rovesciata, ancora ancorata a me per le maniche, senza la possibilità di usare le mani perché incastrate dentro l’ammasso di stoffa. Se fossi stato da solo in casa, avrei sofferto un’orribile morte di inedia. Forse in tal caso Mr. Bean sarebbe venuto a tenere un’orazione funebre.
La stagione 2004/2005 è stata strana. Per diversi periodi sono stato in crisi per non aver trovato nulla da vedere al cinema: e sì che, visto che mi piace andare al cinema, spesso guardo quello che c’è. Accanto a questa penuria, però, c’è stata una buona quantità di film decenti, a volte uno dietro l’altro come è successo ad ottobre o a febbraio.
Una piccola premessa: io do voti ai film in cazzetti, che equivalgono più o meno alle tipiche stelline dei recensori, però fanno più ridere. Inoltre io tendo a dare volti piuttosto alti: un "cinque cazzetti" significa che il film mi è piaciuto molto, non che è un capolavoro. Da questo punto di vista, la scala è piuttosto "piatta", ma ne sono abbastanza contento.
Qualche numero brutale: escludendo i film visti ai festival, sono stato al cinema 30 volte, che è il mio record negativo negli ultimi 3-4 anni. D’altra parte, la qualità media è stata di 3,91 cazzetti, quindi ampiamente sufficiente. Le insufficienze sono state solo sei, e nessuna sotto il 2: è d’altronde ovvio che si faccia un minimo di selezione preventiva.
Detto questo, passiamo ad attribuire i premi:
- Cazzetto d’oro per il miglior film dell’anno: Eternal Sunshine of a spotless mind di Micheal Gondry
- Cazzetto d’argento per il secondo miglior film: Una lunga domenica di Passioni di Jean-Pierre Jeunet
- Cazzetto di bronzo per il terzo miglior film: Million Dollar Baby di Clint Eastwood
- Cazzetto moscio per il peggior film: Tu la conosci Claudia di Aldo, Giovanni & Giacomo e Massimo Venier
- Cazzetto di cartone per il miglior film animato: Gli Incredibili di Brad Bird
- Cazzetto sorridente per la migliore singola scena: La mala educacion di Pedro Almodovar per la scena dell’innamoramento dei due ragazzi
E poi i premi speciali:
- Premio speciale "Senilità precoce" per l’ennesimo film identico: Tu la conosci Claudia? di Aldo Giovanni & Giacomo e Massimo Venier
- Premio speciale "Senilità serena" per l’ennesimo film nello stile ma ugualmente piacevole: Melinda & Melinda di Woody Allen
- Premio speciale "Montagne russe" per il film prima sottovalutato, poi rivalutato per poi scoprire che era davvero una minchiata: Donnie Darko di Richard Kelly
- Premio speciale "Ambrogino d’oro" per il film più toccante: ex-aequo tra Eternal Sunshine of a spotless mind e Million Dollar Baby
- Premio speciale "Pernacchia" per il film con meno senso del ridicolo: La foresta dei pugnali volanti di Zhang Ymoui
- Premio speciale "Memento" per il film che sul momento mi è piaciuto ma che ho rimosso quasi subito: The terminal di Steven Spielberg
- Premio speciale "A volte ritornano…per fortuna!" a George Romero per La terra dei morti viventi
- Premio speciale "A volte ritornano…ma ci aspettavamo di più" a Emir Kusturica per La vita è un miracolo
- Premio speciale "Rigoni" al film più onesto per The Aviator di Martin Scorsese.
- Premio speciale "Marroni" per il film più noioso a Closer di Mike Nichols
- Premio speciale "Morte lenta e dolorosa" per il titolista italiano di Eternal Sunshine of a spotless mind ("Se mi lasci ti cancello")
E ora i premi al pubblico:
- Premio al pubblico "Vogue" alla ragazza seduta dietro di me durante la proiezione di Closer per i reiterati commenti alla pettinatura e all’abbigliamento di Natalie Portman.
- Premio al pubblico "Ciocco di legno segato" al signore che in prima fila durante Neverland ha russato rumorosamente per buona parte del film. D’altronde, come dargli torto?
- Premio al pubblico "Break" per una mia amica che si riconoscerà, la quale durante Shrek 2 è uscita dalla sala per litigare col fidanzato (venuto apposta da fuori città) e poi è tornata a vedere il film come se niente fosse.
- Premio al pubblico "Non tutto il male viene per nuocere" ai due ragazzotti che hanno parlato per tutto il film Cose da fare prima dei 30. Tuttavia il film era piuttosto noioso e loro erano così imbecilli che è stato piacevole ascoltarli.
e infine:
- Premio speciale "Il cerchio si chiude, e che rimanga chiuso" a George Lucas per Star Wars Episode III – La vendetta dei Sith, nella speranza che ora si metta quieto e la smetta di fare film.
Tempo fa ho preso in un locale a Milano una rivistina omaggio in dimensione 8×10 giusto per avere qualcosa da leggere in metropolitana sulla via del ritorno. Si chiama Gulliver – idee in viaggio, ed è una rivista di viaggi e "tendenze". Qui ho scovato questa chicca, in un articolo sulla Rimini del 2003. La trovo impagabile.
Da qui in dieci minuti d’auto le truppe di aperitivisti sbarcano a Marina Centro, cuore riminese dell’happy hour: la caipirinha più cool si consuma al Macho Mucho, un’ex cafeteria che ha cambiato pelle grazie ad Alessandro Bernardi e Luca Simonetti. Si "salotta" ciondolando a suon di musica, si drinkeggia (champagne in bottiglietta da bere con la cannuccia, vino rosso doc e Evian), e si spizzica finger food allestito sul bancone di mosaico. Nelle serate più afose, un dispositivo diffonde aria aromatizzata nel dehor, in quelle fresche si ha a disposizione una copertina per restare all’aperto.
A parziale difesa della rivista, era l’unico articolo con questo tono, però non mi stanco mai di rileggerlo. Si drinkeggia!
Esistono alcuni prodotti che dominavano il mercato nella loro nicchia negli anni ’80 e poi sono scomparsi.
Le Charms nell’ambito degli stick di caramelle.
I Billy tra i succhi di frutta in brick.
L’Euchessina nel settore dei lassativi.
Che fine hanno fatto?
Per l’Euchessina non escludo che sia ancora in commercio ma semplicemente abbiano cessato di fare campagne pubblicitarie. D’altra parte, tempo fa avevo sentito che fosse risultata cancerogena: se fosse vero, alla faccia della "dolce Euchessina per i bimbi buoni"! Meglio essere cattivi, rompere la bottiglia di Baciccia, e sulla tazza del cesso spingere!
Per ciò che riguarda i Billy, ricordo che avevano un sapore totalmente chimico e innaturale, però forse in virtù di questo erano popolari tra i bambini…e forse per colpa di questo tanto bene non facevano e sono stati silenziosamente ritirati dal mercato.
Delle Charms non so assolutamente nulla. Forse esistono ancora ma sono state soffocate da marchi più moderni come le Dietorelle, le Fruitella e le Alpenliebe, forse sono state comprate dalla Perfetti o dalla Nestlé per poter smettere di produrle perché danneggiavano altri prodotti, o magari il signor Charms ha deciso di chiudere baracca e burattini e ritirarsi ad Alicudi ricco e felice.
Mi piace pensare di essere un lettore di libri abbastanza onnivoro. Non leggo, sinceramente, così tanti libri (saranno 20 o 30 all’anno), ma spazio molto tra classici, saggi, romanzi seri e romanzi leggeri. Questi ultimi forse sono la quantità minore del gruppo (diciamo che delego a certi tipi di fumetti la parte di lettura di svago), ma ogni tanto adoro concedermi Harry Potter o uno Stephen King o un John Grisham o addirittura un romanzetto per femminucce. Ne avevo sentito parlare bene e ho acquistato e letto I Love Shopping di Sophie Kinsella (Confessions of a shopaholic).
I love shopping è un clone di Bridget Jones. Forse qualche fan o qualche addetto di marketing negherà quest’evidenza, ma non mi curerò di loro.
La chiave del successo di Bridget Jones, oltre che essere un libro ben scritto e divertente, sta nel fatto che la protagonista ispira simpatia perché è ritratta molto insicura e ripiegata sui propri difetti. In realtà durante il libro si scopre come questi difetti sono peccati veniali nei confronti di una donna che comunque ha il suo fascino e le sue virtù, e fortunato chi sa coglierle.
Rebeccca, la protagonista di I love shopping è modellata su questo principio, ma estremizzandolo. Quindi, se Bridget Jones aveva i suoi vizi nell’alcol e nel fumo e i suoi guai con gli uomini, i problemi di Becky stanno nella sua passione tutta femminile per lo shopping, cosa che la porta ad avere seri problemi finanziari. Ma non solo: la protagonista, almeno all’inizio, è dipinta come una totale incompetente in un lavoro per il quale non ha il minimo interesse, non ha interessi culturali, appare piuttosto stupida e meschina (verrebbe da definirla come una bugiarda compulsiva) e pare che l’intero suo mondo ruoti intorno allo shopping, tralasciando persino le compagnie maschili e a tratti le sue amicizie. E’ da questo punto di vista che è difficile simpatizzare con Becky, che appare eccessivamente monomaniacale, per quanto questo possa essere il tema del romanzo.
Non escludo che io, maschietto che detesta andare a comprarsi i vestiti, possa essere troppo distaccato per comprendere questa ragazza, ma per Becky io provo più compassione e irritazione che simpatia. E, in sostanza, la differenza con Bridget Jones è questa: l’eroina di Helen Fielding piace alle donne perché la sentono viva, la sentono una di loro (quante ragazze ho sentito dire "Io sono Bridget"! [1]). Becky va oltre: sembra essere fatta perché la lettrice pensi "Becky mi assomiglia, ma io sono meglio di lei". Inoltre, l’implicita e forse autoconvinta inferiorità di Bridget rispetto ai suoi uomini (sempre ricchi e di successo) è anch’essa estremizzata dal fatto che gli unici uomini che interessano alla nostra eroina sono multimiliardari.
Alla fine, dopo un vortice di bugie e di meschinità, giunge un deus ex-machina per cui la nostra si risolleva scoprendosi ricca di talenti, brillante e sicura di sé, senza debito, con un fidanzato ricco e un lavoro soddisfacente; il tutto accade in una ventina di pagine, troppo poche perché il tutto non appaia non dico plausibile, ma perlomeno narrativamente significativo.
Oh, non è una stroncatura! Il libro è piacevole da leggere e anche molto divertente, ed è persino ben tradotto. È solo che la proposta di questo modello di infra-donna mi ha lasciato davvero perplesso: una donna superficiale che cerca di accalappiare un marito ricco è davvero quello di cui le inglesi vogliono leggere? (confesso che recentemente sto sviluppando un certo razzismo nei confronti degli inglesi. Un popolo che mangia così male non può produrre nulla di buono.)
[1]Beh, a dire il vero una sola.
Perché in ascensore ci si sente in dovere di salutare la gente che ha condiviso la cabina per trenta secondi scarsi?
Una psicologa mi ha detto che ciò avviene perché nello spazio ristretto dell’ascensore si forma una micro-società e con essa un legame tra le persone che prevede un saluto.
Questa risposta mi soddisfa poco. Vediamo di trovare di meglio.
